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I bambini distrurbati, ma soprattutto disturbanti.

Febbraio 15th, 2014 | Posted by Rosalba Bratta in news - (Commenti disabilitati su I bambini distrurbati, ma soprattutto disturbanti.)

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Nelle scuole di ogni ordine e grado si sta diffondendo un virus contagioso che nessuno sembra saper combattere. Quello della classificazione, della normalizzazione, della omologazione. I sintomi sono: maleducazione, assenza di regole ed eccedenza.Il tutto per una repressione e marginalizzazione dell’essere diverso.
Gli esperti in educazione, non tutti per fortuna, sono succubi e complici della sistematica diffusione di paranoia nei confronti del più piccolo disturbo che si manifesti sotto la forma di comportamenti definiti disturbati , ma soprattutto disturbanti. Milioni di bambini esposti all’insolenza della diagnosi di disturbo di iperattività e deficit di attenzione che prende di mira tutti quelli che si comportano, specialmente in luoghi di coercizione e di noia, come gli istituti scolastici, con l’unica reazione ragionevole: crisi di agitazione e rifiuto verso qualsiasi invito a piegarsi su argomenti in cui l’interesse è pari a zero. Qui è in atto una guerra, una guerra terribile, la cui posta in gioco è la salute psichica e fisica dei bambini e dei ragazzi, ma anche il loro diritto ad esprimere la loro ribellione, la propria singolarità, la propria differenza.
È questa una guerra che deve vedere ogni spirito ancora libero combattere colpo su colpo all’offensiva degli esperti, delle loro diagnosi, delle loro terapie e del loro mondo puro distillato dell’uniformare i pensieri e le azioni dei bambini e ragazzi.

Rosalba Bratta, cfr. articolo dalla rivista “ Tuttoscuola”, novembre 2013, n.536.

Non insegnare ai bambini

Febbraio 3rd, 2014 | Posted by Rosalba Bratta in news - (Commenti disabilitati su Non insegnare ai bambini)

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Un bambino risponde “grazie” perché ha sentito che è il tuo modo di replicare a una gentilezza, non perché gli insegni a dirlo.
Un bambino si muove sicuro nello spazio quando è consapevole che tu non lo trattieni, ma che sei lì nel caso lui abbia bisogno di te. Un bambino quando si fa male piange molto di più se percepisce la tua paura. Un bambino è un essere pensante, pieno di dignità, di orgoglio, di desiderio di autonomia, non sostituirti a lui, ricorda che la sua implicita richiesta è “aiutami a fare da solo”.
Quando un bambino cade correndo e tu gli avevi appena detto di muoversi piano su quel terreno scivoloso, ha comunque bisogno di essere abbracciato e rassicurato; punirlo è un gesto crudele, purtroppo sono molte le madri che infieriscono in quei momenti. Avrai modo più tardi di spiegargli l’importanza del darti ascolto, soprattutto in situazioni che possono diventare pericolose. Lui capirà.
Un bambino non apre un libro perché riceve un’imposizione (quello è il modo più efficace per fargli detestare la lettura), ma perché è spinto dalla curiosità di capire cosa ci sia di tanto meraviglioso nell’oggetto che voi tenete sempre in mano con quell’aria soddisfatta.
Un bambino crede nelle fate se ci credi anche tu.
Un bambino ha fiducia nell’amore quando cresce in un esempio di amore, anche se la coppia con cui vive non è quella dei suoi genitori. L’ipocrisia dello stare insieme per i figli alleva esseri umani terrorizzati dai sentimenti.
“Non sono nervosa, sei tu che mi rendi così” è una frase da non dire mai.
Un bambino sempre attivo è nella maggior parte dei casi un bambino pieno di energia che deve trovare uno sfogo, non è un paziente da curare con dei farmaci; provate a portarlo il più possibile nella natura.
Un bambino troppo pulito non è un bambino felice. La terra, il fango, la sabbia, le pozzanghere, gli animali, la neve, sono tutti elementi con cui lui vuole e deve entrare in contatto.
Un bambino che si veste da solo abbinando il rosso, l’azzurro e il giallo, non è malvestito ma è un bambino che sceglie secondo i propri gusti.
Un bambino pone sempre tante domande, ricorda che le tue parole sono importanti; meglio un “questo non lo so” se davvero non sai rispondere; quando ti arrampichi sugli specchi lui lo capisce e ti trova anche un po’ ridicola.
Inutile indossare un sorriso sul volto per celare la malinconia, il bambino percepisce il dolore, lo legge, attraverso la sua lente sensibile, nella luce velata dei tuoi occhi. Quando gli arrivano segnali contrastanti, resta confuso, spaventato, spiegagli perché sei triste, lui è dalla tua parte.
Un bambino merita sempre la verità, anche quando è difficile, vale la pena trovare il modo giusto per raccontare con delicatezza quello che accade utilizzando un linguaggio che lui possa comprendere.
Quando la vita è complicata, il bambino lo percepisce, e ha un gran bisogno di sentirsi dire che non è colpa sua.
Il bambino adora la confidenza, ma vuole una madre non un’amica.
Un bambino è il più potente miracolo che possiamo ricevere in dono, onoriamolo con cura.
«Non insegnate ai bambini la vostra morale è così stanca e malata potrebbe far male /…/ Non indicate per loro una via conosciuta ma se proprio volete insegnate soltanto la magia della vita /…/ Non insegnate ai bambini ma coltivate voi stessi il cuore e la mente, stategli sempre vicini, date fiducia all’amore il resto è niente». (Giorgio Gaber “Non insegnate ai bambini” )

I bambini del nuovo millennio

Marzo 27th, 2013 | Posted by Rosalba Bratta in news - (0 Comments)

DSC_0806Da un’osservazione scientifica dei nuovi nati fatta  da un’antropologa francese Noemi Paymal è emerso che i bambini presentano novità sostanziali nei processi di apprendimento e in alcuni aspetti psicologici ed emozionali.

I bambini hanno mostrato, nella maggior parte dei casi, una particolare facilità ad utilizzare l’emisfero destro del cervello, deputato alla creatività e al movimento. Per i bambini delle generazioni precedenti , l’accesso non era altrettanto immediato.

I nuovi nati sono creativi e veloci nei movimenti, perché il loro cervello risulta modificato.

La loro è un’ intelligenza multipla, capace di gestire un certo numero di attività diverse contemporaneamente.

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I nuovi bambini hanno un metabolismo veloce e moltissima energia, pur necessitando di poche ore di sonno e di una quantità moderata di cibo.

Una scoperta davvero sorprendente riguarda anche l’intelligenza emozionale dei bambini, spesso sottovalutata dagli adulti, sono risultati più empatici. Si è rivelata, inoltre, una diffusa tendenza a resistere all’autorità, e quindi a disobbedire. Se però l’adulto spiega a un bambino, per quanto piccolo, il concetto di collaborazione, è altrettanto probabile che questi lo comprenda e accetti di cooperare.

A questo punto la mia domanda è: se è vero che i bambini sono cambiati, i vecchi metodi educativi possono essere ancora efficaci?

In alcuni contesti, queste nuove caratteristiche dei bambini vengono frustrate da un’educazione incapace di riconoscerle. Oggi si guarda con preoccupazione ai bambini iperattivi e ci si lamenta dei loro problemi di attenzione.

In alcuni paesi vengono curati con farmaci o tramite l’assistenza psicologica.

Gli adulti più lenti o meno capaci di concentrarsi su più piani contemporaneamente, considerano il comportamento dei bambini anomalo è “difettoso”. In realtà il cervello dei nuovi nati è davvero in grado di gestire senza sforzi parecchie azioni e livelli nello stesso momento.

Rimanere concentrati a lungo su un unico argomento per loro è noioso e difficile. Io personalmente non trovo niente di sbagliato in questa tendenza. Piuttosto ritengo sia importante agire su due fronti. Da una parte occorre che gli educatori siano capaci di non  essere esclusivamente lineari e offrire stimoli multipli contemporanei, in modo da valorizzare quello che in realtà è un talento. Dall’altra occorre permettere ai bambini  di conoscere la calma interiore, e questo lo si può fare agganciandosi ad altre qualità come la sensibilità e la sintonia con la natura.

Le caratteristiche dei bambini cambiano velocemente, e così anche la risposta ai metodi pedagogici.

I bambini hanno bisogno di azione per mettere in moto l’alto livello di energia che possiedono. Ha più successo un insegnamento trasmesso attraverso il fare di un metodo che presuppone la passività dell’alunno. Ancora più importante sarebbe insegnare la connessione con il cuore. Per poterlo fare, l’adulto dovrebbe trovarla prima dentro di sé.

Pedagogista Clinico Rosalba Bratta

articolo 01Kant diceva che “ le mani sono la finestra sul mondo” ed è meraviglioso vedere lo stupore negli occhi del bambino quando affonda le sue piccole manine nella terra e ne “assapora” la sua essenza fatta di odori, sensazioni e doni.

Il seme e la terra, un connubio che apre al bambino un’infinità di esperienze che attraversano le stagioni, affondano le radici e danno i loro frutti.

Attraversare le stagioni in stretto contatto con la terra porta il bambino in una dimensione temporale che gli permettere di guardare la realtà dal suo punto di vista differente da quello degli adulti. Il bambino che stringe tra le mani un tappeto di foglie secche scopre il rumore, coglie le sfumature dei loro colori e impara a riconoscere il profumo della terra umida. Una natura secca che piano piano avvicinerà il bambino al “deserto” dell’inverno. E qui che il bambino si avvicina all’albero, ne tocca il tronco scoprendo le sue diverse caratteristiche, scava per trovare le radici e si lascia affascinare dall’aspetto scientifico della linfa. Nell’inverno è racchiusa l’attesa del risveglio della natura. Il bambino in questo modo impara ad attendere e ad osservare con stupore  i cambiamenti apprezzando tutto ciò che in seguito arriva…..e arriva la primavera!

Gli occhi sorpresi di un bambino di fronte ad un germoglio che diventa un fiore, il seme che diventa frutto ci riporta allo stupore dell’infanzia, in un mondo che si muove piano piano. L’adulto che sarà in grado di assecondare il bambino  nella sua lentezza mostrandosi disponibile ad osservare qualunque cosa catturi il suo interesse, riuscirà a stupirsi di una coccinella sulla foglia!

Dando al bambino gli strumenti per realizzare un piccolo orto, sarà sorprendente vederlo prendersi cura delle piantine. Essendo dotato di una curiosità innata, saprà osservare le fasi della crescita della pianta fino a comprenderne l’origine del frutto e coglierlo per assaporarne il gusto. Questo processo è lungo e richiede tempo e pazienza, ma in questo il bambino è un grande maestro.

I bambini non imparano tanto ascoltando quanto facendo le cose, in questo modo imparano a imparare. Nessun libro con parole e illustrazioni, che descrivono la natura, può sostituire il tempo trascorso esaminando la realtà. I libri e gli altri materiali aiutano i bimbi a riunire nella loro mente quelle impressioni e quelle esperienze indimenticabili, ma sono l’osservazione diretta e l’esperienza concreta a gettare le basi dell’apprendimento.

Pedagogista Clinico Rosalba Bratta