coltiviamo talenti
Header

Dal pomodoro alla salsa

Ottobre 15th, 2015 | Posted by filippo in news - (Commenti disabilitati su Dal pomodoro alla salsa)

articolo16_1Maria Montessori, nel suo metodo didattico, introdusse le attività all’aperto, intuendo che l’osservazione della natura, l’allevamento degli animali domestici, la coltivazione delle piante in giardino e nell’orto, erano utili non solo per favorire lo sviluppo fisico dei bambini attraverso il gioco e il movimento, ma anche per utilizzare il raccolto dei prodotti dell’orto come materiale di conoscenza e permettere al bambino di avvicinarsi al cibo dall’origine ed in forma spontanea e giocosa.
Per tanto ritengo che l’esperienza diretta sia fondamentale per rendere i bambini protagonisti assoluti del loro percorso di apprendimento. Nella nostra scuola ogni nuova conoscenza è supportata dal “fare” e dall’osservazione diretta, un esempio è stata la raccolta dei pomodori presso un’azienda agricola di Putignano. La raccolta è servita per far conoscere ai bambini la pianta del pomodoro e come viene raccolto. Dopo la raccolta abbiamo invitato i nonni a scuola ed insieme abbiamo fatto la salsa con i pomodori raccolti dai bambini. L’esperienza diretta della trasformazione del pomodoro in salsa diventa, così, competenza consolidata e gioia di nuove scoperte.

Pedagogista Rosalba Bratta

  articolo16_2 articolo16_3 articolo16_4 articolo16_5 articolo16_6 articolo16_7 articolo16_8 articolo16_9 articolo16_10

Primo Convegno Regione Puglia ANIPED

Giugno 12th, 2015 | Posted by filippo in news - (Commenti disabilitati su Primo Convegno Regione Puglia ANIPED)

14art2 14art1“Definiamo la Pedagogia” Dal disturbo al profilo pedagogico

Stare insieme per ricevere … è bello! Stare insieme per dare..è la vita!Queste sono state le parole del presidente nazionale ANIPED, Gian Luca Bellisario, in apertura al Primo Convegno Regione Puglia ANIPED “Definiamo la pedagogia”. Un inno al confronto attraverso la pedagogia tra i rappresentanti dei diversi gradi di scuola, dalla scuola dell’infanzia fino alla secondaria di secondo grado. Si è parlato di “buona scuola” come momento di cambiamento mettendo in secondo piano la parte didattica e soffermandosi sull’aspetto educativo, quello che mira a formare i bambini che un giorno diventeranno uomini in grado di stare al mondo con un senso, persone capaci di resistere all’imbarbarimento che incombe sulle giovani generazioni, in una scuola in cui troppo spesso è consentito a tutti di fare il comodo proprio.Lo studio è importante, si è detto, aiuta ad affrontare, in forza alla conoscenza, le sfide della società, ma questo non basta.Occorre ricreare le condizioni di una relazione autentica tra alunno e docente attraverso un approccio pedagogico, a questo proposito è emersa la necessità di fare un adeguato aggiornamento, ossia puntare sulla pedagogia.La pedagogia non perde di vista la persona, prende in considerazione la sua unicità e la sua creatività nell’approcciarsi alle esperienze, questo è uno dei punto di forza della “ buona scuola”, ossia far leva sulla diversità di ognuno per il benessere di tutti.Il confronto, scevro di teoria, ma carico di esperienze reali in campo educativo, ha creato momenti di racconto, riflessione e di immancabile emozione che viene fuori quando si vive la propria professione con passione.Questa è energia …. questa è pedagogia!

                Presidente Regionale ANIPED
Dott.ssa Rosalba Bratta

L’importanza di chiamarsi “maestro”

Aprile 20th, 2015 | Posted by filippo in news - (Commenti disabilitati su L’importanza di chiamarsi “maestro”)

12art1In un mondo in rapida evoluzione è normale che anche certe parole vengano fagocitate dai processi innovativi ed accantonate come “desuete”, ma mi chiedo: dov’è finito il maestro di quella che, in un tempo non tanto lontano, si chiamava scuola elementare?Analizzando l’etimologia del termine “maestro” deriva dal latino “magister” (da magis, di più), in sanscrito “guru”, pesante di dignità e prestigio.Il maestro è, dunque, colui che guida, spiana il cammino; un compito delicato il suo, caratterizzato dalla piena condivisione di ciò che insegna.Il vero maestro, infatti, è colui che dapprima cerca di migliorare se stesso e poi indirizza il proprio intervento sugli altri.La storia della pedagogia ci insegna che i veri maestri sono coloro che sanno instaurare un rapporto relazionale significativo con il bambino e rappresentano per lui un valido modello di riferimento. Per essere maestri occorre, quindi, avere un ideale di vita e, attraverso l’insegnamento e l’esempio, produrre nel bambino il desiderio di condividerlo.Perché nessun maestro può imporre, ma nel rispetto della libertà individuale, deve solo condurre per mano l’allievo sui sentieri della vita, indirizzare e non coercizzare, condividere e non imporre.Per questo ritengo sia necessario che al maestro, oggi più che mai, siano chiare le mete da raggiungere, tenendo conto delle mutate esigenze sociali e, soprattutto, delle richieste educative, urgenti, del bambino.Chi vive nella scuola con coscienza sa perfettamente che oggi si è a contatto con un’infanzia sempre più problematica e indifesa, comprende i cambiamenti che si sono verificati e sa che il modo di “fare scuola “ non può essere simile a quello del passato.La scuola del “leggere, scrivere e far di conto”, delineata dai programmi del 1955, era valida per quella società ed è indubbio affermare che in mezzo secolo di storia la ricerca pedagogico-didattica ha raggiunto nuove acquisizioni, ma al primo posto rimane sempre la necessità del maestro unico, soprattutto nelle prime classi che, se ben preparato, consentirà al bambino quel processo di identificazione necessario per cominciare a rispettare delle regole e per sentirsi affettivamente protetti.Vivere il mondo della scuola con passione, cercando di tenere ben saldi i punti cardine del proprio operare, è la premessa indispensabile per sentirsi maestri a pieno titolo.Avvertire l’entusiasmo del coinvolgimento, la consapevolezza che spesso i bambini ti guardano per scrutare il tuo comportamento e tu non puoi tradirli perché faresti del male a te stesso e a loro; comprendere che anche una parola fuori posto può ferire un alunno ed aver coscienza del fatto che nelle gioie e nelle fatiche di ogni giorno di scuola si realizza un incontro tra anime: questi sono i delicati ed autorevoli compiti del maestro.Da Pedagogista Clinico che opera nella scuola da quasi trent’anni mi sento di dire che il ruolo dell’insegnante è determinante ai fini della formazione della personalità degli alunni e noi non possiamo prescindere dall’ascolto, dal rispetto dei tempi, dei ritmi e dei modi di apprendimento di ciascun alunno.Diventa, per tanto, fondamentale un saldo punto di riferimento che sappia insegnare ai bambini a vivere semplicemente attraverso l’esempio e la loro gioia, questo creerebbe un clima sociale positivo e disteso, nel quale ognuno avrà la possibilità di esprimersi e di sentirsi compreso.Non dimentichiamo che i bambini, anche se sono cambiati, sono sempre bambini e riescono ancora a stupirsi e a fantasticare: non dobbiamo uccidere i loro sogni, la loro voglia di crescere e di imparare, di scoprire e di fare … non dobbiamo dimenticare che le loro tappe evolutive devono essere rispettate senza inutili “bombardamenti”.La scuola primaria è la scuola dell’accoglienza e del dialogo, dell’approccio al sapere intenzionale e motivato, della socializzazione e della creatività che ha bisogno di guide serene e motivate.Sono convinta che i maestri che possono fregiarsi di tale titolo esistono ancora e che, anzi, oggi più che mai sono in grado di incidere positivamente sulla formazione della personalità dei bambini.

Pedagogista Clinico
Dott.ssa Rosalba Bratta

No all’anticipo scolastico: ecco il perché

Febbraio 12th, 2015 | Posted by filippo in news - (Commenti disabilitati su No all’anticipo scolastico: ecco il perché)

11art1L’anticipo scolastico è stato introdotto con la legge 53/2003, che ha ridisegnato il sistema dell’istruzione, dalla scuola dell’infanzia fino alle scuole superiori.La possibilità di iscrivere alla prima classe della scuola primaria i bambini che compiono i 6 anni entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento, è stata poi formalizzata con il Decreto legislativo n. 59/2004.I bambini devono fare quello che fanno i bambini e per il maggior tempo possibile.Per questo non va bene anticipare la scuola i cinque anni.I bambini devono avere il tempo per giocare, non possiamo rubarglielo imponendogli prima del tempo le regole della campanella, dello stare fermi e seduti.A cinque anni possono essere in grado di leggere e fare di conto, ma la loro attenzione è ancora poco sviluppata, la loro voglia di giocare, esplorare è ancora tanta.Inoltre il passaggio dalla scuola materna alla scuola primaria è bello quando a farlo sono tutti insieme, un unico gruppo di bambini legati dalla conoscenza, dalle stesse paure dallo stesso gruppo di coetanei.Portare un bambino di cinque anni alla prima elementare significa sradicarlo prima del tempo dal suo mondo, inserirlo in uno dove rimarrà sempre il più piccolo, dove i ruoli non saranno più gli stessi e si troverà da solo ad interagire con adulti e bambini che, nella maggior parte dei casi, non conosce.Inoltre arrivare a scuola non significa solo imparare a leggere e scrivere, ma imparare a lavorare, a darsi dei tempi, a regolare l’attenzione su qualcosa che non è più solo il gioco, ma deve essere l’impegno e la voglia di fare e scoprire.Queste trasformazioni vanno fatte alla giusta età, insieme ai coetanei, dandosi man forte, aiutandosi e sorreggendosi … un piccolo squadrone di bimbi tutti grandi uguali che hanno giocato e sono cresciuti insieme.Prendete la vita dei vostri bambini con calma, che non è una gara a chi arriva prima.Fate fare ai vostri bambini la vita da bambini, che a crescere c’è tempo!I fallimenti arriveranno, per tutti, come le vittorie, e se i tempi saranno maturi le vittorie saranno maggiori dei fallimenti.Solo così un bambino diventerà un uomo equilibrato che saprà vivere la vita con i suoi tempi senza correre e senza voler sempre arrivare prima, senza fatica e godendosi il viaggio!Pensateci, un anno di materna in più può fare la differenza, lasciate ai bambini tutto il tempo di cui hanno bisogno, non forzateli a crescere.Anche il Premio Nobel per la medicina, Renato Dulbecco, nel libro “Montessori e il vostro bambino” ha espresso il suo favore verso il non anticipare la scuola.